Referendum del 17 aprile? Sono per il non voto o a limite per il NO. ll motivo del non voto risiede nella complessità degli argomenti che devono essere affrontati nelle sedi preposte e non lasciati alla mercé di comitati ed associazioni o peggio, alle beghe politiche. Il referendum riguarda la possibilità di rinnovare o meno, alla scadenza, le concessione di estrazione di petrolio ma sopratutto gas metano, a meno di 12 miglia dalla costa. SI TRATTA DI PIATTAFORME GIA' ESISTENTI. La legge vigente non permette la realizzazione di altre piattaforme di estrazione quindi il referendum non serve per impedire la costruzione di altri impianti che potranno essere realizzati sulla terra ferma e oltre le dodici miglia. Se vince il SI non saranno prorogate le concessioni di estrazione per le piattaforme esistenti anche se il giacimento è in produzione, con conseguente crisi dei livelli occupazionali e danni alle aziende produttrici. Alcuni, però, dicono che tutto ciò non ha importanza, dicono che bisogna dare un segnale per fare marcia indietro sulle politiche estrattive di gas e petrolio. Pazienza se alcuni resteranno senza lavoro o dovranno andare a lavorare all'estero. C'è molta ipocrisia, si fa gli ambientalisti a casa nostra, ma si continuano ad usare i derivati di gas e petrolio pretendendo che siano prodotti in altri luoghi del mondo. Personalmente sono per lo sfruttamento ordinato dei giacimenti di gas e petrolio sui suoli nazionali, così come accade ovunque. Non capisco per quale motivo l'Italia e la Sicilia debbano privarsi di qualsiasi politica energetica. Non posso essere d'accordo con lo smantellamento di impianti esistenti, tra l'altro, realizzati con regolari concessioni che prevedono il totale esaurimento del giacimento, tra l'altro rischiando seri contenziosi con le concessionarie. Già oggi, la Legge vigente, non permette la realizzazione di nuove piattaforme a meno di 12 miglia dalle coste, questo oltre ad essere giusto mi pare sufficiente, ma quelle esistenti anche per diritto acquisito, devono esaurire il ciclo di produzione. Può accadere perfino che vengano abbandonate a se stesse in attesa della soluzione dei contenziosi, con gravi rischi per l'ambiente. Il quesito referendario potremmo sintetizzarlo in questo modo: Vuoi tu che le piattaforme esistenti poste a meno di 12 miglia dalla costa, NON concludano il ciclo di produzione attraverso la mancata proroga delle concessioni di estrazione? Secondo me, ragionando in modo logico e razionale, è meglio non andare a votare perché una legge regolatrice già esiste, ma se proprio si vuole andare, è meglio contrassegnare il NO.
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lunedì 4 aprile 2016
lunedì 29 febbraio 2016
Dialogo tra amici....
L'altro giorno, confrontandomi con un amico, si parlava del più e del meno e come non toccare la politica e la mia esperienza amministrativa. Nella sostanza, questo mio amico stuzzicava la mia reazione, di fronte al fatto che a volte ci troviamo a criticare gli altri, ma noi stessi non proponiamo alcuna soluzione ai mali delle amministrazioni e della politica. Il ragionamento non poteva che riguardare, in particolare, la nostra città. Tra qualche mese le elezioni comunali, un nuovo sindaco, in un clima di rassegnazione generale. Le persone disorientate, dai vari ragionamenti continuano a farsi le solite domande e sono pervase dai soliti dubbi: dipende dall'uomo al comando? Le persone oneste non sono adatte? Ci vuole l'uomo del passato? E' più utile un voto di protesta? Domande inutili, perché sulle nostre teste si gioca una partita che dipende da chi sarà capace di creare un progetto politico credibile. Così come sempre è stato. Ma torniamo alla discussione con questo mio amico ... Esorta: ma tu che pensi e parli così tanto, tu cosa faresti per risolvere i problemi di Caltagirone? Rispondo: le mie soluzioni sono tanto logiche quanto impopolari. Nella sostanza si discute di bilanci del passato remoto e passato recente, che non riescono mai a quadrare. Cosa si fa in una famiglia quando diminuiscono le entrate? Se c'è un buon padre di famiglia, dopo averle tentate tutte, non resta altro che tagliare le spese. Quando tagli la spesa scontenterai moglie e figli. Se la famiglia è unita va avanti, se non lo è si disgrega. Caltagirone, fino ad ora non è stata unità, la speranza e che possa esserlo in futuro. Questa è stata la mia prima risposta, ma incalzava: belle parole ma ancora non mi dici cosa faresti, tu che hai conosciuto meglio di tutti i conti del comune. Io: Il padre di famiglia, Per prima cosa, lotterei con tutte le mie forze per difendere i diritti dell'Ente nei confronti della Regione e dello Stato Centrale, unici responsabili della disfatta di tanti enti locali, che "tarati" su un certo tipo di spesa corrente, d'un tratto si sono visti tagliare i trasferimenti. Anche se devo riconoscere che tanti sindaci lo fanno ogni giorno trovando solo porte chiuse. In secondo luogo dovrei guardare a casa mia. Servizi gestiti all'esterno con contratti spesso intoccabili. Indebitamento non comprimibile con rate di mutuo che si debbono obbligatoriamente pagare. Funzioni e servizi essenziali obbligatori per legge che non si possono sospendere. Un bilancio che viaggia sui 33 milioni di spesa corrente a fronte di 33 milioni di entrate correnti PREVISTE ma con 25-26 milioni di entrate EFFETTIVE nell'esercizio finanziario pertinente. Mancano, scientificamente, almeno 7-8 milioni di liquidità, ogni anno, che se tutto va bene, potrai recuperare, solo in parte, negli anni successivi con la lotta all'evasione. Cosa si può tagliare per mettere in sicurezza i conti? Cosa si può fare per essere puntuali con i pagamenti di stipendi e fornitori? Cosa può assicurare una gestione finanziaria efficiente e l'erogazione di tutti i servizi alla città? Certamente non i fondi europei! Quelli servono per finanziare specifici progetti e quelle somme non si possono toccare per altri scopi, anche se qualcuno avventato, potrebbe pure pensare di mettere in atto queste follie come quella di toccare i fondi vincolati a specifica destinazione. Non parliamo, poi, di anticipazioni dalle banche, che poi non puoi più restituire: questo ha portato tanti comuni al dissesto finanziario. Certo una situazione difficile , molto difficile. Obiettivamente, a bocce ferme, si può agire solo su una leva, con due possibilità: o si diminuisce la spesa dei dipendenti in carico al comune oppure i dipendenti sono messi in grado di sostituire, in modo ottimale, tutti i servizi gestiti da ditte esterne. Mi risponde il mio amico: Claudio ma sei pazzo? Diminuire la spesa dei dipendenti comunali? Ma cosa significa ? Mettere in mobilità? Diminuire l'orario di lavoro? Rispondo: mi rendo conto che è difficile e francamente, impensabile. Tuttavia sto ragionando in modo realistico e concreto. Vero, concordo, non si può fare e non sarebbe giusto, quindi, l'altra strada è quella di ottimizzare il lavoro dei dipendenti comunali, ma per fare questo ci vuole la volontà di tutti, anzi, tutti si devono sentire a casa propria, tutti devono remare dalla stessa parte, tutti devono avere come fine quello di elevare il livello dei servizi, di pensare, ogni giorno a come fare entrare risorse al Comune, a partire dal dirigente fino ad arrivare all'ultimo (in ordine di età) dei dipendenti. Francamente durante la mia esperienza le cose non sempre sono andate così. Tanti remavano, ma non tutti dalla stessa parte e non perché non ci fosse qualcuno che indicasse la rotta, ma per motivi che ancora non riesco a spiegarmi. Tanti di buona volontà, sicuramente la maggior parte, ma si sa, un cancro all'inizio parte da una cellula, ma poche cellule alterate bastano per distruggere una persona. Penso che sia così anche per un ente pubblico. Il mio amico: Claudio ma tu sei stato un assessore, tu cosa hai fatto? Io ho fatto tutto il possibile in questa direzione, nel valorizzare i dipendenti e dare loro il giusto ruolo, anche se le mie deleghe erano limitate ad alcuni settori. Per me i dipendenti comunali sono la centralità dell'ente locale ed i padroni di casa ed ho sempre preteso che si comportassero di conseguenza, da padroni di casa. Claudio, conclude il mio amico, pensi troppo e mi sa che con queste idee non vai avanti... gli rispondo: la concretezza non è subito apprezzata .. ecco perché ci troviamo in questa situazione...... è vero, ci vuole tempo per capire... ma io so aspettare...domenica 31 gennaio 2016
Uno spassionato consiglio alla politica locale.....
Avendo avuto esperienza diretta vorrei dare un consiglio a chi si vuole candidare, anche a sindaco della città. Ci sarà un motivo perché si è dichiarato il dissesto e ci sarà un motivo se nei tre anni di amministrazione Bonanno i bilanci non sono stati approvati nonostante la riduzione di spesa messa in atto sino a diventare impopolari e indigesti a qualcuno. Pare che le entrate non coprano "agevolmente" le spese normali, quelle necessarie, obbligatorie per Legge, figuriamoci il superfluo. Quindi i programmi elettorali dovrebbero tendere non tanto a raccontare favole e favolette, perché la città economicamente si risolleva solo se gira buona economia e non per merito dei politici! (leggasi insediamento nuove imprese, funzionamento della zona industriale ed artigianale, riavvio dell'edilizia privata...) mentre il comune è gestito bene se i politici fanno il loro naturale lavoro che è quello di mettere in atto tutte quelle buone prassi tali da garantire gli equilibri finanziari che poi consentono la spesa per stipendi e servizi indispensabili alla comunità. A qualche mese dalle elezioni comunali, non una parola su come si vogliono raggiungere questi equilibri. Quali spese si taglieranno? Quali entrate in più per l'ente? Come agire? Poi per carità possiamo parlare anche di solidarietà, di un nuovo cammino, di sussidiarietà, di politica. Ma se i cittadini devono poter scegliere gli amministratori, innanzi tutto, devono sapere come essi voglio intervenire in modo concreto e non come saranno spartiti assessorati e come saranno promessi posti di lavoro..... Vedete potrete pure continuare a pensare, ottusamente, che tutto dipendesse da Bonanno, magari facendo finta di non vedere i problemi degli enti locali e del nostro in particolare, ma dimenticate che nelle condizioni date, la nuova classe politica si troverà nella stessa e medesima situazione ed anche peggio se non acquisisce la consapevolezza del proprio ruolo. Il Consiglio è quello di dire con chiarezza cosa si può e si deve fare, lasciando stare il passato che ha visto tanti sbagliare, altri tradire, alcuni sacrificarsi senza alcun riconoscimento, per lasciare alla storia un momento di disgregazione nella comunità locale e per tali cause il mancato raggiungimento del bene comune.....
sabato 9 gennaio 2016
Italia, potenza scomoda: dovevamo morire, ecco come
Il primo colpo storico contro l’Italia lo mette a segno Carlo Azeglio Ciampi, futuro presidente della Repubblica, incalzato dall’allora ministro Beniamino Andreatta, maestro di Enrico Letta e “nonno” della Grande Privatizzazione che ha smantellato l’industria statale italiana, temutissima da Germania e Francia. E’ il 1981: Andreatta propone di sganciare la Banca d’Italia dal Tesoro, e Ciampi esegue. Obiettivo: impedire alla banca centrale di continuare a finanziare lo Stato, come fanno le altre banche centrali sovrane del mondo, a cominciare da quella inglese. Il secondo colpo, quello del ko, arriva otto anno dopo, quando crolla il Muro di Berlino. La Germania si gioca la riunificazione, a spese della sopravvivenza dell’Italia come potenza industriale: ricattati dai francesi, per riconquistare l’Est i tedeschi accettano di rinunciare al marco e aderire all’euro, a patto che il nuovo assetto europeo elimini dalla scena il loro concorrente più pericoloso: noi. A Roma non mancano complici: pur di togliere il potere sovrano dalle mani della “casta” corrotta della Prima Repubblica, c’è chi è pronto a sacrificare l’Italia all’Europa “tedesca”, naturalmente all’insaputa degli italiani.
E’ la drammatica ricostruzione che Nino Galloni, già docente universitario, manager pubblico e alto dirigente di Stato, fornisce a Claudio Messora per il
blog “Byoblu”. All’epoca, nel fatidico 1989, Galloni era consulente del governo su invito dell’eterno Giulio Andreotti, il primo statista europeo che ebbe la prontezza di affermare di temere la riunificazione tedesca. Non era “provincialismo storico”: Andreotti era al corrente del piano contro l’Italia e tentò di opporvisi, fin che potè. Poi a Roma arrivò una telefonata del cancelliere Helmut Kohl, che si lamentò col ministro Guido Carli: qualcuno “remava contro” il piano franco-tedesco. Galloni si era appena scontrato con Mario Monti alla Bocconi e il suo gruppo aveva ricevuto pressioni da Bankitalia, dalla Fondazione Agnelli e da Confindustria. La telefonata di Kohl fu decisiva per indurre il governo a metterlo fuori gioco. «Ottenni dal ministro la verità», racconta l’ex super-consulente, ridottosi a comunicare con l’aiuto di pezzi di carta perché il ministro «temeva ci fossero dei microfoni». Sul “pizzino”, scrisse la domanda decisiva: “Ci sono state pressioni anche dalla Germania sul ministro Carli perché io smetta di fare quello che stiamo facendo?”.
Eccome: «Lui mi fece di sì con la testa».
Questa, riassume Galloni, è l’origine della “inspiegabile” tragedia nazionale nella quale stiamo sprofondando. I super-poteri egemonici, prima atlantici e poi europei, hanno sempre temuto l’Italia. Lo dimostrano due episodi chiave. Il primo è l’omicidio di Enrico Mattei, stratega del boom industriale italiano grazie alla leva energetica propiziata dalla sua politica filo-araba, in competizione con le “Sette Sorelle”. E il secondo è l’eliminazione di Aldo Moro, l’uomo del compromesso storico col Pci di Berlinguer assassinato dalle “seconde Br”: non più l’organizzazione eversiva fondata da Renato Curcio ma le Br di Mario Moretti, «fortemente collegate con i servizi, con deviazioni dei servizi, con i servizi americani e israeliani». Il leader della Dc era nel mirino di killer molto più potenti dei neo-brigatisti: «Kissinger gliel’aveva giurata, aveva minacciato Moro di morte poco tempo prima». Tragico preambolo, la strana uccisione di Pier Paolo Pasolini, che nel romanzo “Petrolio” aveva denunciato i mandanti dell’omicidio Mattei, a lungo presentato come incidente aereo. Recenti inchieste collegano alla morte del fondatore dell’Eni quella del giornalista siciliano Mauro De Mauro. Probabilmente, De Mauro aveva scoperto una pista “francese”: agenti dell’ex Oas inquadrati dalla Cia nell’organizzazione terroristica “Stay Behind” (in Italia, “Gladio”) avrebbero sabotato l’aereo di Mattei con l’aiuto di manovalanza mafiosa. Poi, su tutto, a congelare la democrazia italiana
avrebbe provveduto la strategia della tensione, quella delle stragi nelle piazze.
Alla fine degli anni ‘80, la vera partita dietro le quinte è la liquidazione definitiva dell’Italia come competitor strategico: Ciampi, Andreatta e De Mita, secondo Galloni, lavorano per cedere la sovranità nazionale pur di sottrarre potere alla classe politica più corrotta d’Europa. Col divorzio tra Bankitalia e Tesoro, per la prima volta il paese è in crisi finanziaria: prima, infatti, era la Banca d’Italia a fare da “prestatrice di ultima istanza” comprando titoli di Stato e, di fatto, emettendo moneta destinata all’investimento pubblico. Chiuso il rubinetto della lira, la situazione precipita: con l’impennarsi degli interessi (da pagare a quel punto ai nuovi “investitori” privati) il debito pubblico esploderà fino a superare il Pil. Non è un “problema”, ma esattamente l’obiettivo voluto: mettere in crisi lo Stato, disabilitando la sua funzione strategica di spesa pubblica a costo zero per i cittadini, a favore dell’industria e dell’occupazione. Degli investimenti pubblici da colpire, «la componente più importante era sicuramente quella riguardante le partecipazioni statali, l’energia e i trasporti, dove l’Italia stava primeggiando a livello mondiale».
Al piano anti-italiano partecipa anche la grande industria privata, a partire dalla Fiat, che di colpo smette di investire nella produzione e preferisce comprare titoli di Stato: da quando la Banca d’Italia non li acquista più, i tassi sono saliti e lafinanza pubblica si trasforma in un ghiottissimo business privato. L’industria passa in secondo piano e – da lì in poi – dovrà costare il meno possibile. «In quegli anni la Confindustria era solo presa dall’idea di introdurre forme di flessibilizzazione sempre più forti, che poi avrebbero prodotto la precarizzazione». Aumentare i profitti: «Una visione poco profonda di quello che è lo sviluppo industriale». Risultato: «Perdita di valore delle imprese, perché le imprese acquistano valore se hanno prospettive di profitto». Dati che parlano da soli. E spiegano tutto: «Negli anni ’80 – racconta Galloni – feci una ricerca che dimostrava che i 50 gruppi più importanti pubblici e i 50 gruppi più importanti privati facevano la stessa politica, cioè investivano la metà dei loro profitti non in attività produttive ma nell’acquisto di titoli di Stato, per la semplice ragione che i titoli di Stato italiani rendevano tantissimo e quindi si guadagnava di più
facendo investimenti finanziari invece che facendo investimenti produttivi. Questo è stato l’inizio della nostra deindustrializzazione».
Alla caduta del Muro, il potenziale italiano è già duramente compromesso dal sabotaggio dellafinanza pubblica, ma non tutto è perduto: il nostro paese – “promosso” nel club del G7 – era ancora in una posizione di dominio nel panorama manifatturiero internazionale. Eravamo ancora «qualcosa di grosso dal punto di vista industriale e manifatturiero», ricorda Galloni: «Bastavano alcuni interventi, bisognava riprendere degli investimenti pubblici». E invece, si corre nella direzione opposta: con le grandi privatizzazioni strategiche, negli anni ’90 «quasi scompare la nostra industria a partecipazione statale», il “motore” di sviluppo tanto temuto da tedeschi e francesi. Deindustrializzazione: «Significa che non si fanno più politiche industriali». Galloni cita Pierluigi Bersani: quando era ministro dell’industria «teorizzò che le strategie industriali non servivano». Si avvicinava la fine dell’Iri, gestita da Prodi in collaborazione col solito Andreatta e Giuliano Amato. Lo smembramento di un colosso mondiale: Finsider-Ilva, Finmeccanica, Fincantieri, Italstat, Stet e Telecom, Alfa Romeo, Alitalia, Sme (alimentare), nonché la Banca
Commerciale Italiana, il Banco di Roma, il Credito Italiano.
Le banche, altro passaggio decisivo: con la fine del “Glass-Steagall Act” nasce la “banca universale”, cioè si consente alle banche di occuparsi di meno del credito all’economiareale, e le si autorizza a concentrarsi sulle attività finanziarie peculative. Denaro ricavato da denaro, con scommesse a rischio sulla perdita. E’ il preludio al disastro planetario di oggi. In confronto, dice Galloni, i debiti pubblici sono bruscolini: nel caso delle perdite delle banche stiamo parlando di tre-quattromila trilioni. Un trilione sono mille miliardi: «Grandezze stratosferiche», pari a 6 volte il Pil mondiale. «Sono cose spaventose». La frana è cominciata nel 2001, con il crollo della new-economy digitale e la fuga dellafinanza che l’aveva sostenuta, puntando sul boom dell’e-commerce. Per sostenere gli investitori, le banche allora si tuffano nel mercato-truffa dei derivati: raccolgono denaro per garantire i rendimenti, ma senza copertura per gli ultimi sottoscrittori della “catena di Sant’Antonio”, tenuti buoni con la storiella della “fiducia” nell’imminente “ripresa”, sempre data per certa, ogni tre mesi, da «centri studi, economisti, osservatori, studiosi e ricercatori, tutti sui loro libri paga».
Quindi, aggiunge Galloni, siamo andati avanti per anni con queste operazioni di derivazione e con l’emissione di altri titoli tossici. Finché nel 2007 si è scoperto che il sistema bancario era saltato: nessuna banca prestava liquidità all’altra, sapendo che l’altra faceva le stesse cose, cioè speculazioni in perdita. Per la prima volta, spiega Galloni, la massa dei valori persi dalle banche sui mercati finanziari superava la somma che l’economia reale – famiglie e imprese, più la stessa mafia – riusciva ad immettere nel sistema bancario. «Di qui la crisi di liquidità, che deriva da questo: le perdite superavano i depositi e i conti correnti». Come sappiamo, la falla è stata provvisoriamente tamponata dalla Fed, che dal 2008 al 2011 ha trasferito nelle banche – americane ed europee – qualcosa come 17.000 miliardi di
dollari, cioè «più del Pil americano e più di tutto il debito pubblico americano».
Va nella stessa direzione – liquidità per le sole banche, non per gli Stati – il “quantitative easing” della Bce di Draghi, che ovviamente non risolve la crisi economica perché «chi è ai vertici dellebanche, e lo abbiamo visto anche al Monte dei Paschi, guadagna sulle perdite». Il profitto non deriva dalle performance economiche, come sarebbe logico, ma dal numero delle operazioni finanziarie speculative: «Questa gente si porta a casa i 50, i 60 milioni di dollari e di euro, scompare nei paradisi fiscali e poi le banche possono andare a ramengo». Non falliscono solo perché poi le banche centrali, controllate dalle stesse banche-canaglia, le riforniscono di nuova liquidità. A monte: a soffrire è l’intero sistema-Italia, da quando – nel lontano 1981 – la finanzia pubblica è stata “disabilitata” col divorzio tra Tesoro e Bankitalia. Un percorso suicida, completato in modo disastroso dalla tragedia finale dell’ingresso nell’Eurozona, che toglie allo Stato la moneta ma anche il potere sovrano della spesa pubblica, attraverso dispositivi come il Fiscal Compact e il pareggio di bilancio.
Per l’Europa “lacrime e sangue”, il risanamento dei conti pubblici viene prima dello sviluppo. «Questa strada si sa che è impossibile, perché tu non puoi fare il pareggio di bilancio o perseguire obiettivi ancora più ambiziosi se non c’è la ripresa». E in piena recessione, ridurre la spesa pubblica significa solo arrivare alla depressione irreversibile. Vie d’uscita? Archiviare subito gli specialisti del disastro – da Angela Merkel a Mario Monti – ribaltando la politica europea: bisogna tornare alla sovranità monetaria, dice Galloni, e cancellare il debito pubblico come problema. Basta puntare sulla ricchezza nazionale, che vale 10 volte il Pil. Non è vero che non riusciremmo a ripagarlo, il debito. Il problema è che il debito, semplicemente, non va ripagato: «L’importante è ridurre i tassi di interesse», che devono essere «più bassi dei tassi di crescita». A quel punto, il debito non è più un problema: «Questo è il modo sano di affrontare il tema del debito pubblico». A meno che, ovviamente, non si proceda come in
Grecia, dove «per 300 miseri miliardi di euro» se ne sono persi 3.000 nelle Borse europee, gettando sul lastrico il popolo greco.
Domanda: «Questa gente si rende conto che agisce non solo contro la Grecia ma anche contro gli altri popoli e paesi europei? Chi comanda effettivamente in questa Europa se ne rende conto?». Oppure, conclude Galloni, vogliono davvero «raggiungere una sorta di asservimento dei popoli, di perdita ulteriore di sovranità degli Stati» per obiettivi inconfessabili, come avvenuto in Italia: privatizzazioni a prezzi stracciati, depredazione del patrimonio nazionale, conquista di guadagni senza lavoro. Un piano criminale: il grande complotto dell’élite mondiale. «Bilderberg, Britannia, il Gruppo dei 30, dei 10, gli “Illuminati di Baviera”: sono tutte cose vere», ammette l’ex consulente di Andreotti. «Gente che si riunisce, come certi club massonici, e decide delle cose». Ma il problema vero è che «non trovano resistenza da parte degli Stati». L’obiettivo è sempre lo stesso: «Togliere di mezzo gli Stati nazionali allo scopo di poter aumentare il potere di tutto ciò che è sovranazionale, multinazionale e internazionale». Gli Stati sono stati indeboliti e poi addirittura infiltrati, con la penetrazione nei governi da parte dei super-lobbysti, dal Bilderberg agli “Illuminati”. «Negli Usa c’era la “Confraternita dei Teschi”, di cui facevano parte i Bush, padre e figlio, che sono diventati presidenti degli Stati Uniti: è chiaro che, dopo, questa gente risponde a questi gruppi che li hanno agevolati nella loro ascesa».
Non abbiamo amici. L’America avrebbe inutilmente cercato nell’Italia una sponda forte dopo la caduta del Muro, prima di dare via libera (con Clinton) allo strapotere di Wall Street. Dall’omicidio di Kennedy, secondo Galloni, gli Usa «sono sempre più risultati preda dei britannici», che hanno interesse «ad aumentare i conflitti, il disordine», mentre la componente “ambientalista”, più vicina alla Corona, punta «a una riduzione drastica della popolazione del pianeta» e quindi ostacola lo sviluppo, di cui l’Italia è stata una straordinaria protagonista. L’odiata Germania? Non diventerà mai leader, aggiunge Galloni, se non accetterà di importare più di quanto esporta. Unico futuro possibile: la Cina, ora che Pechino ha ribaltato il suo orizzonte, preferendo il mercato interno a quello dell’export. L’Italia potrebbe cedere ai cinesi interi settori della propria manifattura, puntando ad affermare il made in Italy d’eccellenza in quel mercato, 60 volte più grande. Armi strategiche potenziali: il settore della green economy e quello
della trasformazione dei rifiuti, grazie a brevetti di peso mondiale come quelli detenuti da Ansaldo e Italgas.
Prima, però, bisogna mandare casa i sicari dell’Italia – da Monti alla Merkel – e rivoluzionare l’Europa, tornando alla necessaria sovranità monetaria. Senza dimenticare che le controriforme suicide di stampo neoliberista che hanno azzoppato il paese sono state subite in silenzio anche dalle organizzazioni sindacali. Meno moneta circolante e salari più bassi per contenere l’inflazione? Falso: gli Usa hanno appena creato trilioni di dollari dal nulla, senza generare spinte inflattive. Eppure, anche i sindacati sono stati attratti «in un’area di consenso per quelle riforme sbagliate che si sono fatte a partire dal 1981». Passo fondamentale, da attuare subito: una riforma della finanza, pubblica e privata, che torni a sostenere l’economia. Stop al dominio antidemocratico di Bruxelles, funzionale solo alle multinazionali globalizzate. Attenzione: la scelta della Cina di puntare sul mercato interno può essere l’inizio della fine della globalizzazione, che è «il sistema che premia il produttore peggiore, quello che paga di meno il lavoro, quello che fa lavorare i bambini, quello che non rispetta l’ambiente né la salute». E naturalmente, prima di tutto serve il ritorno in campo, immediato, della vittima numero uno: lo Stato democratico sovrano. Imperativo categorico: sovranità finanziaria per sostenere la spesa pubblica, senza la quale il paese muore. «A me interessa che ci siano spese in disavanzo – insiste Galloni – perché se c’è crisi, se c’è disoccupazione, puntare al pareggio di bilancio è un crimine».
FONTE
mercoledì 23 dicembre 2015
AVEVAMO RAGIONE! LE NOSTRE AZIONI EFFICACI!
PER L'ENNESIMA VOLTA il commissario straordinario del Comune di Caltagirone, nel consueto comunicato augurale di fine anno, conferma che gli squilibri di bilancio al Comune riguardano l'annualità 2012. Testualmente parla di "avanzi riguardanti il 2013,2014 e 2015" (leggi comunicato link allegato). Non sono io che lo dico e neanche Bonanno è il Commissario che lo dice. Le annualità 2013, 2014 e 2015 sono in equilibrio, al contrario delle NOTIZIE FALSE E TENDENZIOSE diffuse da alcuni. Per me è una soddisfazione, si vive anche di questo, sono orgoglioso del mio assessorato, iniziato solo a metà dell'anno 2014, per l'attenzione agli equilibri da parte del Ragioniere Generale Pino Erba - subentrato anche lui agli inizi del 2014 (fosse accaduto prima!). L'esercizio 2012 è a cavallo tra due amministrazioni e competeva agli uffici nel 2012, garantire la salvaguardia degli equilibri così come dispone la Legge. Il 2012 è stato appesantito anche da impegni di spesa su base triennale e riguardanti esercizi precedenti. Durante l'amministrazione Bonanno si è fatto tutto il possibile a volte l'impossibile e si tendeva ai miracoli, con le poche risorse economiche disponibili. Evocare in continuazione la parola "DISSESTO" è bastato per creare un caso, senza mai dire che il dissesto riguarda gli anni 2011 e precedenti. Senza mai dire che tanti di noi, io il primo, assieme all'ex-Sindaco, abbiamo fatto di tutto per trovare altre soluzioni. Se non si delibera la dichiarazione di dissesto si rischia personalmente, e penalmente. La dichiarazione viene accertata dal Consiglio Comunale non dal sindaco. I consiglieri non sono sprovveduti, sanno cosa hanno fatto e perché hanno dovuto farlo. Non si possono alterare le scritture artificiosamente per non dichiarare il dissesto e, sono stati i dirigenti pro tempore (non quello attuale) e i revisori dei conti (non quelli attuali) ad accertare la situazione di "dissesto finanziario" e "non di dissesto della città" così come usa dire chi non la ama e vuole il suo male. Gli squilibri anno 2012 si potevano recuperare, ma troppi consiglieri comunali hanno preferito non collaborare, hanno preferito la retorica, la demagogia, l'interesse elettorale di parte e di partito.
Quante bugie e quanta gente che ancora oggi non capisce o fa finta di non capire:
IL SINDACO E' STATO SFIDUCIATO PER MOTIVI ELETTORALI
perché ad aprile prossimo ci sono nuove elezioni che danno speranza a qualcuno che è in cerca di poltrone fini a se stesse. Purtroppo Bonanno era avaro ed attento nella distribuzione delle stesse.... e non guardava in faccia nessuno ma solo agli interessi dell'Ente amministrato. A Caltagirone c'è stata la sfiducia al Sindaco e potrà accadere di nuovo tra qualche anno, se tutti non si acquietano nel comprendere che sono finiti i tempi degli interessi di parte di partito e perfino personali. Ammetto che le difficoltà ci sono state e tutti siamo umani e si possono commettere errori, ma gli avanzi di bilancio sembrano esserci e si sarebbe recuperato il deficit finanziario dell'esercizio 2012 se invece di una guerra folle tra parti politiche contrapposte, ci fosse stata la normale dialettica ed un minimo di amore per la città.......
riferimenti
domenica 25 ottobre 2015
Intervento del 25/10/2015 sulla questione del bilancio stabilmente riequilibrato.
venerdì 23 ottobre 2015
basta infierire contro l'ex Sindaco Bonanno.
A seguito delle varie polemiche e critiche politiche sulla questione del bilancio post-dissesto tengo a precisare che gli atti predisposti nel marzo del 2015 durante l'amministrazione Bonanno, presentavano uno strumento finanziario in equilibrio secondo una ipotesi predisposta dagli uffici e non approvata dal consiglio comunale. Da tale scelta è scaturita la mozione di sfiducia e si è insediato un commissario in sostituzione di tutti gli organi politici del Comune di Caltagirone. Non si comprende,adesso, come tanti siano a conoscenza di squilibri se il bilancio non è stato ancora ripresentato. In ogni caso, gli strumenti di bilancio previsionale e di rendiconto, possono risentire importanti variazioni a seconda della programmazione e degli obbiettivi prefissati per i quali, ovviamente , l'ex Sindaco non può più rispondere. Questo significa che squilibri che prima non erano previsti possono verificarsi, a seconda dell'IPOTESI di bilancio presentata, non per niente assume proprio questa definizione (ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato). Alcuni hanno ottenuto quello che volevano, è davvero scorretto continuare ad infierire su una Persona, che non può più svolgere il ruolo di Sindaco, affidatogli dai cittadini, perché decaduto per volontà del Consiglio Comunale. 21/10/2015. Firmato. Claudio De Pasquale.martedì 20 ottobre 2015
martedì 24 febbraio 2015
martedì 31 dicembre 2013
Ancora sulle province
La storia delle province è un pochino più complessa di quanto lei la vuole fare apparire. La prima questione è che le Province sono incardinate nella Costituzione. Costituzionalisti in uno studio recente dell’Università Bocconi di Milano hanno stabilito che con l’abolizione delle Province non esistono assolutamente risparmi anzi ci sarebbe la lievitazione dei costi.
Poi, in Sicilia con la nascita di questi fantomatici Consorzi, non si farebbe altro che rischiare di passare da 9 Province a 32/35 liberi consorzi, che, di fatto, non farebbero altro che far lievitare i costi per la numerosa presenza di Consiglieri comunali “NOMINATI” non ELETTI che si recherebbero nella sede del proprio consorzio con le indennità chilometriche da erogare. Nominati dalle segreterie dei partiti, peggio di prima ! Crocetta vuole abolire le Province solo per consegnare lo scalpo alla pubblica opinione che vede le Province come Enti inutili. Le Province semmai vanno riformate,ridotto il numero dei Consiglieri mantenendo la elezione diretta da parte del popolo dei Presidenti e dei Consiglieri Provinciali ed abolendo tutta quella pletora di Enti di sottogoverno inutili e costosi che sono la vera cancrena della Sicilia. Sono d’accordo con i parlamentari che non hanno consentito la proroga dei Commissari .Tutto il resto è solo demagogia e populismo da strapazzo fatto solo per dire alla gente che si è fatto qualcosa per risparmiare : tutte falsità di questo Governo inconcludente. Il tempo è galantuomo ed a breve vedremo la fine di questo governo inutile e dannoso che nulla fa ed ha fatto per abolire davvero tutte le Società partecipate, consorzi, consulenze ed affini. Le Province vanno salvaguardate e semmai vanno riformate dando loro ampie competenze quali Rifiuti,Acqua,Iacp,Motorizzazioni,Genio Civile ecc.ecc. Suvvia si facciano davvero le vere riforme altro che abolire le Province . In ultimo ricordo che il personale non può essere licenziato,le strade provinciali non possono essere bombardate,le scuole superiori non possono essere demolite. Si dirà : ma passerebbero tutto ai liberi consorzi.Si ma con quali uffici,personale,strumenti,risorse ? Non prendiamo in giro i Siciliani, siamo seri: le cose da fare sono altre.
Poi, in Sicilia con la nascita di questi fantomatici Consorzi, non si farebbe altro che rischiare di passare da 9 Province a 32/35 liberi consorzi, che, di fatto, non farebbero altro che far lievitare i costi per la numerosa presenza di Consiglieri comunali “NOMINATI” non ELETTI che si recherebbero nella sede del proprio consorzio con le indennità chilometriche da erogare. Nominati dalle segreterie dei partiti, peggio di prima ! Crocetta vuole abolire le Province solo per consegnare lo scalpo alla pubblica opinione che vede le Province come Enti inutili. Le Province semmai vanno riformate,ridotto il numero dei Consiglieri mantenendo la elezione diretta da parte del popolo dei Presidenti e dei Consiglieri Provinciali ed abolendo tutta quella pletora di Enti di sottogoverno inutili e costosi che sono la vera cancrena della Sicilia. Sono d’accordo con i parlamentari che non hanno consentito la proroga dei Commissari .Tutto il resto è solo demagogia e populismo da strapazzo fatto solo per dire alla gente che si è fatto qualcosa per risparmiare : tutte falsità di questo Governo inconcludente. Il tempo è galantuomo ed a breve vedremo la fine di questo governo inutile e dannoso che nulla fa ed ha fatto per abolire davvero tutte le Società partecipate, consorzi, consulenze ed affini. Le Province vanno salvaguardate e semmai vanno riformate dando loro ampie competenze quali Rifiuti,Acqua,Iacp,Motorizzazioni,Genio Civile ecc.ecc. Suvvia si facciano davvero le vere riforme altro che abolire le Province . In ultimo ricordo che il personale non può essere licenziato,le strade provinciali non possono essere bombardate,le scuole superiori non possono essere demolite. Si dirà : ma passerebbero tutto ai liberi consorzi.Si ma con quali uffici,personale,strumenti,risorse ? Non prendiamo in giro i Siciliani, siamo seri: le cose da fare sono altre.
domenica 25 agosto 2013
"escort" e non "puttana",si dice "consorzio" e non "provincia".
Ho letto con interesse le due pagine di domenica 25 agosto, del quotidiano La Sicilia, dedicate alla chiusura delle province ed alla formazione dei nuovi consorzi. Sono rimasto meravigliato delle proposte formulati da alcuni consulenti incaricati dalla Regione. Praticamente la geografia politica dell'isola, secondo alcune tesi, dovrebbe ritornare al 1800. Dalle prime proposte emerge che si dovrebbero creare 3 aree metropolitane ed il numero dei consorzi non dovrebbe superare quello delle attuali province, in ogni caso sono certo, che sarà resa difficoltosa la possibilità di creare nuovi consorzi, si farà tutto a tavolino. Non sono servite a niente, guerre, lotte popolari, definizione di limiti territoriali tra comuni e province, è stato tutto uno scherzo, con un colpo di spugna si cancellerebbe la storia e tutto quello che c'è dietro, con il rischio di creare tanta confusione, dato che oramai tutto è tarato proprio su questi limiti territoriali. Ma invece di puntare su soluzioni rottambolesche, non sarebbe più facile lasciare i limiti così come sono, cambiare l'appellativo da province a consorzi? Perché tanto di questi tempi non è importante fare le rivoluzioni vere, basta cambiare nome alle cose e tutti sono felici e contenti! Gli spazzini sono operatori ecologici... gli inabili sono diversamente abili.... le puttane sono escort.... e le province diventeranno consorzi! Stupendo. Nell'illusione di conseguire economia attraverso la soppressione del sistema democratico e della rappresentanza con elezione di primo livello, penso che si stia rischiando di compiere il più grave delitto antidemocratico mai accaduto nella Regione Siciliana, del quale ci pentiremo nei prossimi anni, per non esserci opposti. Dalle prime avvisaglie, emerge che sta per nascere un sistema oligarchico ed autoreferenziale dove il cittadino conterà sempre meno. Rischiano di pagarla anche tutti questi parlamentari, eventualmente, complici di queste false rivoluzioni. Purtroppo, c'è da temere che dietro queste manovre, ci siano interessi economici e politici di parte, possibilmente legati al momento, non mi spiego altrimenti, tutto questo attivismo: con il pretesto di abolire le province creeranno i consorzi, e non vedo perché cambiando l'appellativo ed i confini territoriali, questi dovrebbero essere più efficienti e produrre risparmi: Se si ha un minimo di obiettività, il problema dei costi dei consiglieri e degli assessori è un falso problema che serve solo per sviare l'attenzione e acquisire consenso popolare per fare false rivoluzioni, finalizzate a chissà a quali oscuri obiettivi.mercoledì 7 agosto 2013
MUOS :Come l'ideologia crea la paura.
Ieri sera,6 agosto 2013,
il Consiglio Comunale di Caltagirone si è riunito su sollecitazione
dei comitati NO MUOS per discutere e deliberare in senso ostativo
alla sua realizzazione. Solitamente in Consiglio Comunale prendo
sempre parola per manifestare il mio pensiero, ma ritengo di avere
avuto troppo rispetto della mia parte politica per farlo, perché ero
unico, critico, rispetto l'atteggiamento dei comitati NO MUOS.
Essendo l'unico, può darsi che sia in errore, e sopratutto,
all'interno dell'istituzione, è giusto che mi adegui alla volontà
della mia parte politica, pur preferendo di non prendere parte alla
votazione finale. Fuori dall'istituzione, non come consigliere
comunale e neanche come politico, ma come libero cittadino,
permettetemi, però, di esprimere il mio personale pensiero. Ieri
sera ho avuto come l'impressione che ci fosse un venticello e che
tutti si facessero trascinare senza opporre alcuna resistenza. E'
bastato ricordare che le onde elettromagnetiche costituiscono
pericolo per la salute umana , è bastato dire che c'è danno
ambientale con la cornice degli americani imperialisti che, subito,
gli animi si sono surriscaldati e la ragione è stata messa in
soffitta. Tutti contro il governatore Crocetta che è il grande
condottiero a convenienza, cioè solo se asseconda i desideri di
alcuni. Prima riferivo ad un venticello, non per caso, poche
persone, pochissime, hanno montato una storia ad arte sulla quale,
addirittura, parti politiche speculano nella speranza di raccattare
qualche consenso. Sembra la stessa cosa che succede in Val di Susa a
proposito di NO-TAV. E qui entra in ballo anche il prof. Massimo
Zucchetti, docente del Politecnico di Torino, relatore della prima
consulenza tecnica commissionata dal Comune di Niscemi, e poi
incaricato anche esperto dalla Regione Sicilia, su indicazione dei
comitati NO-Muos. Il prof. Zucchetti, ieri intervenuto in
videoconferenza al consiglio comunale di Caltagirone, è un noto
attivista No TAV , NO-F35 e dichiara apertamente di essere di estrema
sinistra. In videoconferenza ha precisato che ha condotto molte
battaglie sulle onde elettromagnetiche, in disaccordo con l'Istituto
Superiore della Sanità. Sul MUOS, in particolare, ha riferito che se
l'Istituto Superiore della Sanità riconoscesse la pericolosità e
non l'ha riconosciuta, automaticamente verrebbero messi in
discussione tutti gli impianti di telefonia mobile e di trasmissione
in genere. Tale dichiarazione, così più o meno espressa, mi ha
fatto riflettere, mi ha confermato che la persona è in buona fede ma
sopratutto ha confermato ciò che penso da tempo: che il MUOS
indubbiamente emetterà (quando entrerà in funzione) onde
elettromagnetiche ma non di più di quanto possa emetterne un
traliccio per la telefonia mobile! Purtroppo ho la brutta abitudine
di ragionare matematicamente e geometricamente: il MUOS stà ad un
traliccio di telefonia mobile, come il pericolo sta ad x. X è uguale
a traliccio moltiplicato pericolo diviso muos che da un pericolo
ancora maggiore. Ovvero un traliccio per telefonia cellulare ,
secondo il dott. Zucchetti, deve essere dismesso qualora venga
riconosciuta la pericolosità del MUOS! Ecco perchè l'Istituto
Superiore della Sanità (a suo dire) non statuisce la pericolosità
delle onde elettromagnetiche. Io non sono uno scienziato e non voglio
addentrarmi in questioni troppo complesse per me, tuttavia so che vi
sono limiti da rispettare per tutti gli impianti di trasmissione.
Quindi non ha importanza se si propagano onde elettromagnetiche ma è
importante che queste si mantengano al di sotto dei limiti. Innanzi
tutto deve dirsi che fino ad oggi non è stata verificata la
potenza di trasmissione delle parabole MUOS in quanto non sono
state attivate (mi chiedo allora come si fa a dire che siano
pericolose per la salute). Quando parlano di misurazioni, i NO MUOS
assieme a Zucchetti, si riferiscono alle antenne NRTF degli
Americani, esistenti da decine di anni in contrada Ulmo di Niscemi,
istallate prima che la zona fosse dichiarata area protetta, riserva
naturale orientata, antenne, che andranno, progressivamente, in
disuso nei prossimi anni a seguito di istallazione delle parabole
MUOS, di potenza ampiamente inferiore e comunque sempre sotto i
limiti di Legge. Ma allora perché tutta questa preoccupazione, da
dove nasce? L'ho accennato prima, quando si parla di temi sensibili
che riguardano salute ed ambiente, è facile trascinare le persone in
piazza, al di la di qualunque dato empirico che si può giostrare a
piacimento, tutto al fine di fare prevalere una precisa ideologia,
non è un caso che la maggior parte degli attivisti NO MUOS
appartengano ad aree politiche di sinistra compreso il prof.
Zucchetti , preparatissimo docente, tuttavia naturalmente orientato a
dire NO a tutto, tranne che all'energia nucleare, forse, per fatto
personale, perché sulla materia è uno dei più grandi esperti e
quindi consulenti. Esaminiamo alcuni aspetti della questione. Le
antenne NRTF esistono a Niscemi da decine di anni, nessuno ha mai
contestato la loro presenza, Queste sono state istallate prima che
fosse dichiarata l'area protetta. Ad un certo punto si chiede una
variante, ovvero di aggiungere, nello stesso sito già destinato ad
area di trasmissione militare, alcune parabole che servono per la
comunicazione satellitare, il progetto viene approvato dal Ministero
della Difesa e vengono concesse le autorizzazioni sia dal Comune di
Niscemi che dalla Regione Sicilia. Quindi i lavori iniziano, anche
con grandi investimenti finanziari. Ad un certo punto si chiede un
parere al Prof. Zucchetti e questi redige una perizia, che per sommi
capi ci ricorda la pericolosità delle onde elettromagnetiche e che
in particolari circostanze esse possono essere dannose (senza
verifiche dirette sul MUOS perchè, appunto, ancora non realizzato),
sulla base di questa perizia che afferma alcuni principi, conosciuti
da tutti, inizia la rivolta e partono i comitati NO-MUOS che
(bravissimi) riescono a coinvolgere gruppi politici ed istituzioni.
Il MUOS diventa MUOSTRO si parla di raggi laser, raggi cosmici,
induttori di terremoti, guerre stellari e fine del mondo. Alcuni
sensibilizzati ed impauriti, scendono in piazza a protestare contro
il MUOSTRO che ancora neanche è stato messo in funzione, anzi lo è,
ma in altri luoghi , a Wahiawa a Chespeake (Stati Uniti), in
Australia, ed è ampiamente verificabile (in quei luoghi) quale sia
la portata delle onde elettromagnetiche, peccato che nessun esperto
italiano lo abbia fatto e qualora ci sia uno disponibile, dobbiamo
sperare che non sia un NO-TUTTO: c'è il rischio che compia le
misurazioni con il proprio cellulare attaccato all'apparecchio di
misurazione con la reale possibilità che vada a picco per dare poi
la colpa al MUOS. Comunque, ritorniamo alla storiella, dopo aver
rilasciato TUTTE le autorizzazioni sulla base della spinta di piazza,
la Regione revoca le stesse. Ovviamente non si poteva pensare di fare
questo senza pensare di rischiare di dover pagare qualche miliardo di
risarcimento di danni e sul piano del diritto mi sembra molto giusto.
Non sono Americanista, non sono necessariamente filo-occidentale, ma
qui gli americani hanno proprio ragione. Però si potrebbe obiettare:
di fronte alla salute umana non ci sono soldi che tengono:
giustissimo. Però ancora non c'è prova che il MUOS, cioè, che le
tre parabole da mettere in funzione, costituiscano un pericolo per la
salute, per il semplice fatto che ancora non è stato messo in
funzione e per l'altro semplice fatto che dove esso è in funzione
non sono stati ravvisati problemi per la salute. D'altro canto, ci ha
ricordato, ieri sera, lo stesso prof. Zucchetti, che se viene messo
in discussione il MUOS devono essere messi in in discussione tutti
gli altri impianti di trasmissioni esistenti nel territorio italiano,
quindi, la telefonia cellulare, le trasmissioni radio televisive e
tanto altro. Cosa poteva fare il Presidente Crocetta di fronte
all'inesistenza assoluta di rischio per la salute e di fronte al
pericolo di mettere sotto e sopra il bilancio della Regione? Poteva
prendere la decisione più saggia, ovvero, quella di non ascoltare la
piazza per fare gli interessi istituzionali , preminenti, della
Regione e della Nazione. Non perché non sia sensibile alle questioni
della salute o a quelle ambientali, ma perché, pragmaticamente, deve
aver compreso che questi sono problemi inventati ad arte per portare
avanti tesi ideologiche estremistiche. Per me, pur non appartenendo
alla sua parte politica, quella del Presidente Crocetta è stata una
scelta saggia, molto meno quella di sospendere i lavori di
costruzione, invece abbastanza incauta. Sono un SI-MUOS?
Assolutamente no, per dire il vero mi rendo conto che nessuno può
incidere di fronte a scelte che riguardano gli equilibri planetari,
però mi piace riportare le questioni al loro giusto posto. Io sono
per la tutela della salute e dell'ambiente, come tutti, vivo in
questo territorio, però non mi va di farmi trasportare dal primo
venticello che arriva e preferisco ragionare con la mia testa. Queste
antenne RTFS e le prossime parabole MUOS devono essere messe sotto
rigida osservazione con colonnine fisse che misurino in continuo la
propagazione di onde elettromagnetica e sopratutto il rispetto dei
limiti di Legge, però se si fa con il MUOS lo si deve fare con tutti
gli impianti di trasmissione! Ed allora colonnine sotto i tralicci di
RAI Mediaset e LASETTE sotto le gigantesche parabole di TELESPAZIO
che ci fa vedere le trasmissioni satellitari, colonnine sotto i
trasmettitori di tutte le radio e televisioni private, impianti che
spesso emanano potenze di decine di migliaia di watt a
treccentosessanta gradi (rispetto al MUOS che emana in direttiva
verso satellite poche centinaia di watt), ed infine perché non
verificare la pericolosità della telefonia cellurale, ed anche dei
singoli apparati che teniamo giornalmente nelle nostre tasche,
attaccati alla nostra pelle? Se la preoccupazione è per la salute,
allora dobbiamo preoccuparci di tutto, se invece è un pretesto,
allora si tratta di ideologia, in tal caso, rispettabilissima, ma
almeno diciamo la verità: chi vuol farlo scenda in piazza per
criticare la guerra, gli americani, la NATO ma non venga a prenderci
in giro con le menate sull'ambiente e sulla salute. sabato 15 giugno 2013
Sull'inopportunità dell'abolizione delle Province Regionali Siciliane.
15.6.2013. I consiglieri provinciali di Catania si strappano le vesti per l'abolizione delle province, è notizia che durante l'ultima seduta consigliare, siano stati fortemente critici rispetto a questa decisione : dovevano difendere l'istituto intervenendo presso i loro leader quando era il momento , ormai siamo fuori tempo massimo: il limite della politica siciliana è quello di non essere lungimirante e di piangersi addosso quando il danno è fatto. A volte certe decisioni sembrano impopolari ma sono quelle giuste e la decisione da prendere era quella di NON abolire le Province Regionali ! E' stato un colpo di testa! Appare singolare che la decisione sia stata presa, quasi, in un salotto televisivo, con il Presidente della Regione che dichiarò a Giletti che avrebbe abolito le province siciliane. Da quì scherzosamente "legge Giletti". Cosa è stata questa premura, ancora in nessun altro posto, in Italia, sono state abolite le province! Nel resto d'Italia si parla di accorpamenti e non di abolizione, tra l'altro le province Siciliane avevano la funzione di "consorzi" in quanto lo Statuto Regionale non prevede l'istituzione delle province, tanto che la Legge Regionale 6/3/1986 all'articolo 3 precisa che i LIBERI CONSORZI DI COMUNI sono denominati PROVINCE REGIONALI. Quindi, non si è abolito un bel niente! Si è cambiato solo l'appellativo! Purtroppo sull''onda della delusione verso la politica si sta compiendo la distruzione della democrazia , il popolo facilmente orientabile, con sermoni populistici e demagogici, neanche se ne rende conto anzi diventa complice. L'abolizione delle province provoca alcune conseguenze di tale logicità che non bisogna essere esperti o scienziati per prevederle: 1)morte della democrazia, in quanto i rappresentanti dei consorzi saranno , probabilmente, nominati dagli enti e nella prima fase il Presidente della Regione gestirà tutto con i commissari, quasi come un dittatore; 2)moltiplicazione dei consorzi si potrebbe passare da 9 province a 33 consorzi+3 città metropolitane; 3)risparmi per circa 15 milioni di euro per pagamenti di indennità a consiglieri ed assessori (cioè nulla nel bilancio regionale) ma aumento di spese (da calcolare) per gestire 33 consorzi. 4) confusione generale e mancanza di enti intermedi di raccordo (esempio: come si ci metterà d'accordo per riparare una strada che passa da due consorzi e che interessa ad uno solo?); 5) personale da ricollocare E DA SPOSTARE nei vari consorzi ed enti locali (certo che non si può mandare a casa); 6)minore possibilità di posti di lavoro nel pubblico impiego in futuro; 7) non mi si venga a dire che i rappresentanti dei consorzi lo faranno gratis perchè o è una bufala oppure questi non faranno niente, perchè gratis in questo mondo nessuno fa niente e qualora lo faccia, lo fa a tempo perso e male!!! Ci saranno altri danni collaterali dei quali ci renderemo presto conto. La Regione costa di più perchè non l'aboliamo? I Comuni costano di più perché non li aboliamo? Perché non aboliamo tutto il sistema democratico e mettiamo a capo un dittatore, così risolviamo il problema una volta per tutte. Ma si! Ritorniamo al fascismo con i podestà e l'olio di ricino! Invece di ammazzare le province bisogna fare il contrario: chiudere tutti gli enti inutili che sperperano denaro pubblico (oltre 200 nella Regione Sicilia) ed affidarne i servizi alle provincie potenziandone la funzione.In tal modo si risparmierebbero parecchi milioni, molti di più del costo dei consiglieri ed assessori provinciali che rappresentano il POPOLO.
giovedì 4 aprile 2013
Le criticitò attuali......
Indubbiamente la città di Caltagirone sta passando un momento poco felice. Tuttavia ritengo che tutto ciò sia dovuto a fattori intrinsechi ma sopratutto estrinsechi . Di fatti la dichiarazione di dissesto poco o nulla cambia nell'economia della città, forse solo per le tasche di qualcuno che non potrà più ricevere contributi per servizi poco utili o peggio per l'organizzazione di qualche carnevalata. Per il resto le difficoltà restano, sopratutto nella prima fase, confinate all'interno del Comune, della macchina amministrativa. I disagi che hanno interessato la città, la spazzatura per le strade, il ritardo nel pagamento degli stipendi, non dipendono dalla dichiarazione di dissesto del bilancio 2011, questi hanno origine nella mancata previsione di entrate a copertura, in altre parole nella mancanza di liquidità. Fu un gravissimo errore, quello di non procedere, a fine ottobre, all'aumento dell' IMU e dell'addizionale irpef comunale. Feci di tutto per convincere la maggioranza ad assumersi la responsabilità, anche chiedendolo a parti dell'opposizione. Purtroppo la maggioranza, disorientò l'esecutivo, che alla fine decise di ritirare il provvedimento, sbagliando.
Oggi ci troviamo in una situazione di sbandamento, anche politica. Alcuni consiglieri comunali hanno dichiarato di uscire dalla maggioranza stabile che sostiene il Sindaco. Premetto subito che non mi sento di condannarli. Hanno le loro ragioni. In una situazione così confusa è difficile vedere una via d'uscita ma ciò che accade è causa, anche, delle loro scelte e dei loro diktat.
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