Avendo avuto esperienza diretta vorrei dare un consiglio a chi si vuole candidare, anche a sindaco della città. Ci sarà un motivo perché si è dichiarato il dissesto e ci sarà un motivo se nei tre anni di amministrazione Bonanno i bilanci non sono stati approvati nonostante la riduzione di spesa messa in atto sino a diventare impopolari e indigesti a qualcuno. Pare che le entrate non coprano "agevolmente" le spese normali, quelle necessarie, obbligatorie per Legge, figuriamoci il superfluo. Quindi i programmi elettorali dovrebbero tendere non tanto a raccontare favole e favolette, perché la città economicamente si risolleva solo se gira buona economia e non per merito dei politici! (leggasi insediamento nuove imprese, funzionamento della zona industriale ed artigianale, riavvio dell'edilizia privata...) mentre il comune è gestito bene se i politici fanno il loro naturale lavoro che è quello di mettere in atto tutte quelle buone prassi tali da garantire gli equilibri finanziari che poi consentono la spesa per stipendi e servizi indispensabili alla comunità. A qualche mese dalle elezioni comunali, non una parola su come si vogliono raggiungere questi equilibri. Quali spese si taglieranno? Quali entrate in più per l'ente? Come agire? Poi per carità possiamo parlare anche di solidarietà, di un nuovo cammino, di sussidiarietà, di politica. Ma se i cittadini devono poter scegliere gli amministratori, innanzi tutto, devono sapere come essi voglio intervenire in modo concreto e non come saranno spartiti assessorati e come saranno promessi posti di lavoro..... Vedete potrete pure continuare a pensare, ottusamente, che tutto dipendesse da Bonanno, magari facendo finta di non vedere i problemi degli enti locali e del nostro in particolare, ma dimenticate che nelle condizioni date, la nuova classe politica si troverà nella stessa e medesima situazione ed anche peggio se non acquisisce la consapevolezza del proprio ruolo. Il Consiglio è quello di dire con chiarezza cosa si può e si deve fare, lasciando stare il passato che ha visto tanti sbagliare, altri tradire, alcuni sacrificarsi senza alcun riconoscimento, per lasciare alla storia un momento di disgregazione nella comunità locale e per tali cause il mancato raggiungimento del bene comune.....
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domenica 31 gennaio 2016
mercoledì 23 dicembre 2015
AVEVAMO RAGIONE! LE NOSTRE AZIONI EFFICACI!
PER L'ENNESIMA VOLTA il commissario straordinario del Comune di Caltagirone, nel consueto comunicato augurale di fine anno, conferma che gli squilibri di bilancio al Comune riguardano l'annualità 2012. Testualmente parla di "avanzi riguardanti il 2013,2014 e 2015" (leggi comunicato link allegato). Non sono io che lo dico e neanche Bonanno è il Commissario che lo dice. Le annualità 2013, 2014 e 2015 sono in equilibrio, al contrario delle NOTIZIE FALSE E TENDENZIOSE diffuse da alcuni. Per me è una soddisfazione, si vive anche di questo, sono orgoglioso del mio assessorato, iniziato solo a metà dell'anno 2014, per l'attenzione agli equilibri da parte del Ragioniere Generale Pino Erba - subentrato anche lui agli inizi del 2014 (fosse accaduto prima!). L'esercizio 2012 è a cavallo tra due amministrazioni e competeva agli uffici nel 2012, garantire la salvaguardia degli equilibri così come dispone la Legge. Il 2012 è stato appesantito anche da impegni di spesa su base triennale e riguardanti esercizi precedenti. Durante l'amministrazione Bonanno si è fatto tutto il possibile a volte l'impossibile e si tendeva ai miracoli, con le poche risorse economiche disponibili. Evocare in continuazione la parola "DISSESTO" è bastato per creare un caso, senza mai dire che il dissesto riguarda gli anni 2011 e precedenti. Senza mai dire che tanti di noi, io il primo, assieme all'ex-Sindaco, abbiamo fatto di tutto per trovare altre soluzioni. Se non si delibera la dichiarazione di dissesto si rischia personalmente, e penalmente. La dichiarazione viene accertata dal Consiglio Comunale non dal sindaco. I consiglieri non sono sprovveduti, sanno cosa hanno fatto e perché hanno dovuto farlo. Non si possono alterare le scritture artificiosamente per non dichiarare il dissesto e, sono stati i dirigenti pro tempore (non quello attuale) e i revisori dei conti (non quelli attuali) ad accertare la situazione di "dissesto finanziario" e "non di dissesto della città" così come usa dire chi non la ama e vuole il suo male. Gli squilibri anno 2012 si potevano recuperare, ma troppi consiglieri comunali hanno preferito non collaborare, hanno preferito la retorica, la demagogia, l'interesse elettorale di parte e di partito.
Quante bugie e quanta gente che ancora oggi non capisce o fa finta di non capire:
IL SINDACO E' STATO SFIDUCIATO PER MOTIVI ELETTORALI
perché ad aprile prossimo ci sono nuove elezioni che danno speranza a qualcuno che è in cerca di poltrone fini a se stesse. Purtroppo Bonanno era avaro ed attento nella distribuzione delle stesse.... e non guardava in faccia nessuno ma solo agli interessi dell'Ente amministrato. A Caltagirone c'è stata la sfiducia al Sindaco e potrà accadere di nuovo tra qualche anno, se tutti non si acquietano nel comprendere che sono finiti i tempi degli interessi di parte di partito e perfino personali. Ammetto che le difficoltà ci sono state e tutti siamo umani e si possono commettere errori, ma gli avanzi di bilancio sembrano esserci e si sarebbe recuperato il deficit finanziario dell'esercizio 2012 se invece di una guerra folle tra parti politiche contrapposte, ci fosse stata la normale dialettica ed un minimo di amore per la città.......
riferimenti
venerdì 23 ottobre 2015
basta infierire contro l'ex Sindaco Bonanno.
A seguito delle varie polemiche e critiche politiche sulla questione del bilancio post-dissesto tengo a precisare che gli atti predisposti nel marzo del 2015 durante l'amministrazione Bonanno, presentavano uno strumento finanziario in equilibrio secondo una ipotesi predisposta dagli uffici e non approvata dal consiglio comunale. Da tale scelta è scaturita la mozione di sfiducia e si è insediato un commissario in sostituzione di tutti gli organi politici del Comune di Caltagirone. Non si comprende,adesso, come tanti siano a conoscenza di squilibri se il bilancio non è stato ancora ripresentato. In ogni caso, gli strumenti di bilancio previsionale e di rendiconto, possono risentire importanti variazioni a seconda della programmazione e degli obbiettivi prefissati per i quali, ovviamente , l'ex Sindaco non può più rispondere. Questo significa che squilibri che prima non erano previsti possono verificarsi, a seconda dell'IPOTESI di bilancio presentata, non per niente assume proprio questa definizione (ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato). Alcuni hanno ottenuto quello che volevano, è davvero scorretto continuare ad infierire su una Persona, che non può più svolgere il ruolo di Sindaco, affidatogli dai cittadini, perché decaduto per volontà del Consiglio Comunale. 21/10/2015. Firmato. Claudio De Pasquale.martedì 20 ottobre 2015
martedì 24 febbraio 2015
venerdì 24 gennaio 2014
giovedì 5 dicembre 2013
Bilancio del Comune - comunicato del 4-12-2013
Precisazione sul mio comunicato del 3-12-2013. In riguardo al mio commento sull'operato dei revisori dei conti ed in particolare alla relazione da loro prodotta, non c'è alcun dubbio che io li ritenga professionalmente preparati e che ritenga che qualsiasi loro intervento è stato e debba continuare ad essere terzo e privo di interferenze. Le mie erano considerazioni prettamente politiche, nelle circostanze del momento, dal mio punto di vista, nell'espletamento del ruolo, formulate anche per animare il dibattito, per stimolare il chiarimento e le controdeduzioni. Ovviamente ciò che penso io può essere confutabile ed oggetto di confronto.Non era mia intenzione offendere alcuno e spiace che per cause indipendenti dalla mia volontà, qualcuno così abbia interpretato.
domenica 25 agosto 2013
"escort" e non "puttana",si dice "consorzio" e non "provincia".
Ho letto con interesse le due pagine di domenica 25 agosto, del quotidiano La Sicilia, dedicate alla chiusura delle province ed alla formazione dei nuovi consorzi. Sono rimasto meravigliato delle proposte formulati da alcuni consulenti incaricati dalla Regione. Praticamente la geografia politica dell'isola, secondo alcune tesi, dovrebbe ritornare al 1800. Dalle prime proposte emerge che si dovrebbero creare 3 aree metropolitane ed il numero dei consorzi non dovrebbe superare quello delle attuali province, in ogni caso sono certo, che sarà resa difficoltosa la possibilità di creare nuovi consorzi, si farà tutto a tavolino. Non sono servite a niente, guerre, lotte popolari, definizione di limiti territoriali tra comuni e province, è stato tutto uno scherzo, con un colpo di spugna si cancellerebbe la storia e tutto quello che c'è dietro, con il rischio di creare tanta confusione, dato che oramai tutto è tarato proprio su questi limiti territoriali. Ma invece di puntare su soluzioni rottambolesche, non sarebbe più facile lasciare i limiti così come sono, cambiare l'appellativo da province a consorzi? Perché tanto di questi tempi non è importante fare le rivoluzioni vere, basta cambiare nome alle cose e tutti sono felici e contenti! Gli spazzini sono operatori ecologici... gli inabili sono diversamente abili.... le puttane sono escort.... e le province diventeranno consorzi! Stupendo. Nell'illusione di conseguire economia attraverso la soppressione del sistema democratico e della rappresentanza con elezione di primo livello, penso che si stia rischiando di compiere il più grave delitto antidemocratico mai accaduto nella Regione Siciliana, del quale ci pentiremo nei prossimi anni, per non esserci opposti. Dalle prime avvisaglie, emerge che sta per nascere un sistema oligarchico ed autoreferenziale dove il cittadino conterà sempre meno. Rischiano di pagarla anche tutti questi parlamentari, eventualmente, complici di queste false rivoluzioni. Purtroppo, c'è da temere che dietro queste manovre, ci siano interessi economici e politici di parte, possibilmente legati al momento, non mi spiego altrimenti, tutto questo attivismo: con il pretesto di abolire le province creeranno i consorzi, e non vedo perché cambiando l'appellativo ed i confini territoriali, questi dovrebbero essere più efficienti e produrre risparmi: Se si ha un minimo di obiettività, il problema dei costi dei consiglieri e degli assessori è un falso problema che serve solo per sviare l'attenzione e acquisire consenso popolare per fare false rivoluzioni, finalizzate a chissà a quali oscuri obiettivi.sabato 15 giugno 2013
Sull'inopportunità dell'abolizione delle Province Regionali Siciliane.
15.6.2013. I consiglieri provinciali di Catania si strappano le vesti per l'abolizione delle province, è notizia che durante l'ultima seduta consigliare, siano stati fortemente critici rispetto a questa decisione : dovevano difendere l'istituto intervenendo presso i loro leader quando era il momento , ormai siamo fuori tempo massimo: il limite della politica siciliana è quello di non essere lungimirante e di piangersi addosso quando il danno è fatto. A volte certe decisioni sembrano impopolari ma sono quelle giuste e la decisione da prendere era quella di NON abolire le Province Regionali ! E' stato un colpo di testa! Appare singolare che la decisione sia stata presa, quasi, in un salotto televisivo, con il Presidente della Regione che dichiarò a Giletti che avrebbe abolito le province siciliane. Da quì scherzosamente "legge Giletti". Cosa è stata questa premura, ancora in nessun altro posto, in Italia, sono state abolite le province! Nel resto d'Italia si parla di accorpamenti e non di abolizione, tra l'altro le province Siciliane avevano la funzione di "consorzi" in quanto lo Statuto Regionale non prevede l'istituzione delle province, tanto che la Legge Regionale 6/3/1986 all'articolo 3 precisa che i LIBERI CONSORZI DI COMUNI sono denominati PROVINCE REGIONALI. Quindi, non si è abolito un bel niente! Si è cambiato solo l'appellativo! Purtroppo sull''onda della delusione verso la politica si sta compiendo la distruzione della democrazia , il popolo facilmente orientabile, con sermoni populistici e demagogici, neanche se ne rende conto anzi diventa complice. L'abolizione delle province provoca alcune conseguenze di tale logicità che non bisogna essere esperti o scienziati per prevederle: 1)morte della democrazia, in quanto i rappresentanti dei consorzi saranno , probabilmente, nominati dagli enti e nella prima fase il Presidente della Regione gestirà tutto con i commissari, quasi come un dittatore; 2)moltiplicazione dei consorzi si potrebbe passare da 9 province a 33 consorzi+3 città metropolitane; 3)risparmi per circa 15 milioni di euro per pagamenti di indennità a consiglieri ed assessori (cioè nulla nel bilancio regionale) ma aumento di spese (da calcolare) per gestire 33 consorzi. 4) confusione generale e mancanza di enti intermedi di raccordo (esempio: come si ci metterà d'accordo per riparare una strada che passa da due consorzi e che interessa ad uno solo?); 5) personale da ricollocare E DA SPOSTARE nei vari consorzi ed enti locali (certo che non si può mandare a casa); 6)minore possibilità di posti di lavoro nel pubblico impiego in futuro; 7) non mi si venga a dire che i rappresentanti dei consorzi lo faranno gratis perchè o è una bufala oppure questi non faranno niente, perchè gratis in questo mondo nessuno fa niente e qualora lo faccia, lo fa a tempo perso e male!!! Ci saranno altri danni collaterali dei quali ci renderemo presto conto. La Regione costa di più perchè non l'aboliamo? I Comuni costano di più perché non li aboliamo? Perché non aboliamo tutto il sistema democratico e mettiamo a capo un dittatore, così risolviamo il problema una volta per tutte. Ma si! Ritorniamo al fascismo con i podestà e l'olio di ricino! Invece di ammazzare le province bisogna fare il contrario: chiudere tutti gli enti inutili che sperperano denaro pubblico (oltre 200 nella Regione Sicilia) ed affidarne i servizi alle provincie potenziandone la funzione.In tal modo si risparmierebbero parecchi milioni, molti di più del costo dei consiglieri ed assessori provinciali che rappresentano il POPOLO.
Caltagirone, scongiurata la chiusura della Casa di riposo “Santa Maria di Gesù
Revoca della sospensione del servizio dal 16 giugno disposta dal commissario Lauro, anticipazione finanziaria per fare fronte alle spese urgenti con nomina di un commissario ad acta per gestire queste risorse e compiti di vigilanza riconosciuti al Comune, costituzione di un tavolo tecnico fra l’assessorato regionale alla Famiglia, quello alla Sanità e il Comune per l’istituzione di una Rsa (Residenza sanitaria assistita) che accresca i servizi all’interno della struttura, impegno della Regione a raccordarsi con l’Asp di Catania affinché, in attesa di una soluzione definitiva, si garantisca l’erogazione dei pasti agli anziani; riconoscimento delle peculiarità dell’Ipab di Caltagirone nel piano di riordino del settore predisposto con apposito disegno di legge dal Governo dell’Isola.
Queste le determinazioni assunte stamani, a Palermo, nel corso dell’incontro fra il dirigente generale dell’assessorato regionale alla Famiglia Maria Antonietta Bullara (che ha illustrato gli intendimenti dell’assessore regionale Ester Bonafede, dichiaratasi “vicina alle esigenze dell’Ipab calatina”), lo stesso commissario Vincenzo Lauro, i deputati regionali Concetta Raia (che aveva promosso la riunione) e Francesco Cappello (intervenuto pure nella recente seduta straordinaria di Consiglio), e la delegazione del Comune di Caltagirone, formata dall’assessore Marta Bellissima, dal presidente del Consiglio Luigi Giuliano e dai capigruppo e consiglieri Fortunato Parisi, Settimo De Pasquale, Fabio Roccuzzo e Francesco Tasca.
“L’esito della riunione ci soddisfa – afferma l’assessore Bellissima – perché si scongiura la chiusura e si pongono le basi per una piena collaborazione Regione – Comune con l’obiettivo di una definitiva soluzione dei problemi dell’Ipab, anche attraverso una sua riqualificazione sanitaria, così come, peraltro, emerso dall’intervento dell’on. Falcone nel recente Consiglio straordinario”. Soddisfatto anche il presidente del Consiglio Luigi Giuliano, che ricorda “il ruolo svolto dall’assise e dall’Amministrazione” e dà atto al Governo regionale di avere manifestato “concreta e fattiva disponibilità su questa importante vicenda”.
“E’ emersa – sottolinea l’on. Raia – la chiara e concreta volontà di valorizzare l’Ipab calatina, riconoscendone ruolo e funzioni, ma anche radicamento storico e sociale. Si sono indicate azioni che saranno assunte nell’immediato, per dare ossigeno alla struttura, ma anche interventi che, nel quadro di un’auspicata riforma, garantiscano a questa casa di riposo non soltanto il mantenimento, ma anche il potenziamento”. fonte Catania Oggi.com del 14-6-2013
Queste le determinazioni assunte stamani, a Palermo, nel corso dell’incontro fra il dirigente generale dell’assessorato regionale alla Famiglia Maria Antonietta Bullara (che ha illustrato gli intendimenti dell’assessore regionale Ester Bonafede, dichiaratasi “vicina alle esigenze dell’Ipab calatina”), lo stesso commissario Vincenzo Lauro, i deputati regionali Concetta Raia (che aveva promosso la riunione) e Francesco Cappello (intervenuto pure nella recente seduta straordinaria di Consiglio), e la delegazione del Comune di Caltagirone, formata dall’assessore Marta Bellissima, dal presidente del Consiglio Luigi Giuliano e dai capigruppo e consiglieri Fortunato Parisi, Settimo De Pasquale, Fabio Roccuzzo e Francesco Tasca.
“L’esito della riunione ci soddisfa – afferma l’assessore Bellissima – perché si scongiura la chiusura e si pongono le basi per una piena collaborazione Regione – Comune con l’obiettivo di una definitiva soluzione dei problemi dell’Ipab, anche attraverso una sua riqualificazione sanitaria, così come, peraltro, emerso dall’intervento dell’on. Falcone nel recente Consiglio straordinario”. Soddisfatto anche il presidente del Consiglio Luigi Giuliano, che ricorda “il ruolo svolto dall’assise e dall’Amministrazione” e dà atto al Governo regionale di avere manifestato “concreta e fattiva disponibilità su questa importante vicenda”.
“E’ emersa – sottolinea l’on. Raia – la chiara e concreta volontà di valorizzare l’Ipab calatina, riconoscendone ruolo e funzioni, ma anche radicamento storico e sociale. Si sono indicate azioni che saranno assunte nell’immediato, per dare ossigeno alla struttura, ma anche interventi che, nel quadro di un’auspicata riforma, garantiscano a questa casa di riposo non soltanto il mantenimento, ma anche il potenziamento”. fonte Catania Oggi.com del 14-6-2013
sabato 20 aprile 2013
Consiglio Comunale del 19 aprile 2013 sulla condizione occupazionali dei lavoratori
Ieri sera è stato convocato un consiglio comunale per discutere un ordine del giorno sulla condizione occupazionale e reddituale dei dipendenti comunali e di tutti i lavoratori dei soggetti terzi e/o in carico al comune di Caltagirone che prestano attività nella erogazione di servizi o nella attuazione delle competenze funzionali assegnate per Legge al Comune. Presenti le forze sindacali e tanti cittadini.
Il Consiglio Comunale è iniziato con un intervento del Consigliere Fabio Roccuzzo promotore dell'iniziativa per poi proseguire con l'ascolto delle forze sindacali e di alcuni portavoce dei lavoratori.La discussione sui problemi dei lavoratori era iniziata pacatamente ed è stato davvero edificante ascoltare le parti sociali ed i portavoce dei lavoratori. Peccato che la politica è sempre meno istituzionale e sempre più alla ricerca del consenso elettorale ed ha usato il pretesto dell'assenza del Sindaco per rovinare tutto facendo emergere la parte peggiore.Ora, nonostante io sia il capogruppo consiliare di Progetto Caltagirone, che è la lista civica del Sindaco, non voglio prendere le sue difese per partito preso, tuttavia, oggettivamente, ci tengo a precisare che in riunione di capigruppo, qualche giorno fa, abbiamo convocato il consiglio comunale per venerdì 19 aprile senza averlo concordato con il Sindaco ovvero, ne è stata data comunicazione solo successivamente. L'atteggiamento irresponsabile di alcuni e l'avere stigmatizzato l'assenza, ha suscitato forte senso di rabbia nei cittadini presenti e le pressanti istigazioni, a fronte della tragedia che stanno vivendo tante famiglie, avrebbero potuto comportare reazioni imprevedibili. Per questo motivo, sento il dovere di ringraziare quei consiglieri comunali che con alto senso di responsabilità hanno contribuito a riportare le cose nel giusto alveo convenendo alla scelta di rinviare i lavori alla presenza del Sindaco. Non si può essere che solidali con le parti sociali ed i lavoratori, ma la solidarietà non basta più e la contrapposizione strumentale al consenso elettorale non serve a niente. Allora SUBITO alla ricerca di soluzioni, che possono essere trovate unendoci nel modo giusto, mettendoci attorno ad un tavolo aperto a tutti ed in particolare ai più critici all'Amministrazione, nell'esclusivo interesse della città che tutti viviamo.Un tavolo serio dove si metta da parte demagogia e propaganda e si discuta in modo istituzionale e concreto, assumendo le responsabilità delle scelte.
giovedì 4 aprile 2013
Le criticitò attuali......
Indubbiamente la città di Caltagirone sta passando un momento poco felice. Tuttavia ritengo che tutto ciò sia dovuto a fattori intrinsechi ma sopratutto estrinsechi . Di fatti la dichiarazione di dissesto poco o nulla cambia nell'economia della città, forse solo per le tasche di qualcuno che non potrà più ricevere contributi per servizi poco utili o peggio per l'organizzazione di qualche carnevalata. Per il resto le difficoltà restano, sopratutto nella prima fase, confinate all'interno del Comune, della macchina amministrativa. I disagi che hanno interessato la città, la spazzatura per le strade, il ritardo nel pagamento degli stipendi, non dipendono dalla dichiarazione di dissesto del bilancio 2011, questi hanno origine nella mancata previsione di entrate a copertura, in altre parole nella mancanza di liquidità. Fu un gravissimo errore, quello di non procedere, a fine ottobre, all'aumento dell' IMU e dell'addizionale irpef comunale. Feci di tutto per convincere la maggioranza ad assumersi la responsabilità, anche chiedendolo a parti dell'opposizione. Purtroppo la maggioranza, disorientò l'esecutivo, che alla fine decise di ritirare il provvedimento, sbagliando.
Oggi ci troviamo in una situazione di sbandamento, anche politica. Alcuni consiglieri comunali hanno dichiarato di uscire dalla maggioranza stabile che sostiene il Sindaco. Premetto subito che non mi sento di condannarli. Hanno le loro ragioni. In una situazione così confusa è difficile vedere una via d'uscita ma ciò che accade è causa, anche, delle loro scelte e dei loro diktat.
sabato 23 marzo 2013
Abolire le province regionali è un ulteriore danno alla Sicilia.
La soluzione appare peggio del problema. Praticamente c'è il rischio di raddoppiare il numero delle province che cambieranno il nome in "consorzi" : quelle esistenti potrebbero mantenere le sedi attuali, altri Comuni ragruppati potrebbero crearne di nuove. A rappresentare i cittadini ci sarebbero persone "nominate" dai sindaci fuori da ogni regola democratica. Si presume che, ai nuovi consiglieri dei consorzi, non sarà riconosciuta alcuna indennità, quindi, immagino che gli unici ad accettare saranno spinti dalla ricerca di affari personali, dalla possibilità di non andare a lavorare (vedi i dipendenti i cui datori di lavoro avranno diritto al rimborso per l'assenza), o dal fatto di non avere nulla da fare, magari perché totalmente incapaci. Con l'aumento del numero di consorzi, aumenterà il numero di locali affittati, di dipendenti, di consulenze. Gli investimenti, le spese in genere, potrebbero essere gestiti da ciascun Comune titolare dei trasferimenti: mi chiedo come si metteranno d'accordo per le questioni sovracomunali. C'è il rischio che questi nuovi consorzi comportino una spessa diretta ed indiretta assolutamente più alta rispetto di quella delle attuali Province Regionali! Sarebbe bastata una Legge Regionale che prevedesse l'abolizione di tanti "carrozzoni" delegandone le funzioni alle attuali province. Si poteva anche pensare a ridurre le indennità e i benefici a consiglieri provinciali ed assessori, visto che di questi tempi, avere riconosciuto un compenso per il tempo dedicato alla cosa pubblica è divenuto un grande delitto sociale.
sabato 5 gennaio 2013
Lettera aperta:il dissesto finanziario del Comune di Caltagirone
NON C'E' ALCUNA DECISIONE POLITICA DI PRATICARE IL DISSESTO FINANZIARIO. Il Sindaco Bonanno e i componenti di giunta, da sempre, proclamano di volere a tutti i costi evitare il dissesto finanziario. PURTROPPO i pareri tecnici, dei dirigenti, dei revisori, della corte dei conti, non consentono, in atti, di percorrere altre strade. E' SBAGLIATO portare ad esempio Comuni come Messina e Catania, che comunque entreranno in predissesto che è l'anticamera del dissesto, nella speranza di potere risanare i loro conti. Il predissesto che tanti invocano come fosse la panacea di tutti i mali(tecnicamente detto procedura di riequilibrio decennale) può comportare CONDIZIONI PEGGIORI RISPETTO AL DISSESTO STESSO: una lunga agonia di 10 anni, di TASSAZIONE AL MASSIMO, di povertà amministrativa, di vincoli DEFINITI di spesa, anche per i servizi sociali, di sofferenze per tutti: di fronte a questa prospettiva un' amministrazione lungimirante ha il dovere di analizzare quale sia lo strumento migliore che la LEGGE mette a disposizione per risanare i conti, in questo caso si potrebbe trattare di un taglio netto al fine di ricominciare da zero e CON UNA SANA GESTIONE NE USCIREMO PRIMA DEI DIECI ANNI! Il dissesto non è una scorciatoia e neanche un atto di irresponsabilità politica. Il dissesto, è un fatto amministrativo chiaro, accertato, non dal Sindaco e neanche dalla sua giunta ma, ripeto, dagli esperti.Il dissesto non lo abbiamo fatto noi, ricade su un bilancio degli anni passati: QUELLO DEL 2011! Il giorno dopo l'eventuale dichiarazione di dissesto, la vita continuerà normalmente per ogni cittadino di Caltagirone. Anche per gli artigiani per i commercianti per i professionisti, per i dipendenti, PER TUTTI. Anche per eventuali creditori che questa amministrazione si impegna a tutelare, con gli avanzi di gestione sui bilanci successivi a quello del 2011 che, come risaputo, è l'unico dichiarato in dissesto.
Il centro-sinistra non ha offerto nulla, nessuna collaborazione. Solamente abbandoni dell'aula consigliare ed opposizione inconcludente. Quella opposizione che dimentica quando alcuni ci prodigavamo per il bene della città, sostenendo provvedimenti anche della precedente amministrazione. Non ricambia. Non lo ha mai fatto. Alcuni conducono solo lotta politica, aizzando gli animi, rischiando di creare rivolte sociali, con grave danno anche per l'immagine della città e senza che ve ne sia alcun motivo. Il Sindaco non ha mai attaccato l'amministrazione precedente, non ha scaricato responsabilità su altri, ha preso atto di una situazione che gli è stata prospettata e rispetto alla quale non può compiere atti di irresponsabilità.Purtroppo viene spesso aggredito politicamente e mediaticamente in modo ignobile e, solo tali atteggiamenti lo hanno portato, raramente, a reagire. Penso che questa sia un'amministrazione molto autonoma, con una componente municipale accentuata e lo dimostra il fatto che le decisioni, nei gruppi di maggioranza, vengono assunte trasversalmente e non per appartenenza politica. Siamo sempre aperti al dialogo costruttivo, sopratutto con l'opposizione, perché la nostra non vuole e non deve essere una scelta politica, ma una scelta compiuta al fine di pervenire alla soluzione più adeguata nell'interesse della nostra città, che appartiene a tutti noi e non solo ad una parte. Potremmo agire da irresponsabili, facendo finta di niente e lasciando alle future generazioni l'onere dello squilibrio finanziario: ne usciremmo, politicamente indenni, perché siamo coscienti di rischiare di diventare "quelli del dissesto", ANCHE NON AVENDO ALCUNA RESPONSABILITA', ma, credetemi, a volte si sente il dovere di fare la cosa che si crede più giusta, anche mettendo in discussione se stessi.
Claudio De Pasquale.
Claudio De Pasquale.
lettera aperta pubblicata sul blog www.claudiodepasquale.it
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